Studi scientifici

Gli studi scientifici pubblicati in questo articolo sono tratti da PUB MED, la banca dati della medicina mondiale.
Abbiamo scelto solo alcuni degli studi scientifici più recenti, la maggior parte dei quali effettuati dal 2000 in poi.
Tali studi hanno innanzitutto sfatato i vecchi luoghi comuni sul digiuno, a partire dal problema delle proteine, ma soprattutto hanno evidenziato come questa terapia sia in grado di incidere positivamente in alcune patologie quali quelle cardiovascolari e quelle neurodegenerative.
In questo documento abbiamo pubblicato solo gli abstract di questi studi; chi volesse, può cliccare sui link per visualizzarli interamente in PUBMED.

 

1) Starvation in man

Cahill GF Jr. Clin Endocrinol Metab. 1976 Jul; 5(2): 397-415

Clin Endocrinol Metab. 1976 Jul; 5(2): 397-415

Clin Endocrinol Metab. 1976 Jul; 5(2): 397-415

Il digiuno determina una progressiva selezione di grassi come carburanti corporei; abbastanza rapidamente termina l’utilizzo di aminoacidi provenienti dalle proteine muscolari (precursori della gluconeogenesi) e sono utilizzati invece acidi grassi da cui derivano i corpi chetonici o chetoacidi.
Dopo la prima settimana il livello di corpi chetonici nel sangue diviene elevato e il cervello utilizza preferenzialmente questi come carburante, al posto del glucosio.
Durante il digiuno si evidenzia un bilancio negativo dell’azoto, che può essere annullato da una supplementazioneaminoacidica o proteica.

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2) Metabolic adaptations to starvation, semistarvation, and carbohydrate restriction.

Aoki TT.
Prog Clin Biol Res. 1981; 67: 161-77

L’adattamento metabolico dell’uomo al digiuno, semidigiuno e restrizione dei carboidrati è un meccanismo complesso e coinvolge ormoni, substrati e tessuti.
In particolare, comunque, la produzione di chetoacidi, acido beta-idrossibutirrico e acido acetoacetico, per sostituire il glucosio come principali carburanti per il cervello dell’uomo a digiuno, rappresenta la chiave di svolta per il risparmio proteico.
La chetogenesi, infatti, determina la produzione di carburante per il metabolismo cerebrale, equivalente al glucosio, di derivazione dai grassi, indipendente dall’insulina.
Questo meccanismo adattativo comporta una piccola perdita di chetoacidi con le urine (100-150 mM/die); la chetonuria determina un aumentato utilizzo renale dell’aminoacido di derivazione muscolare glutammina.

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3) Ketone bodies, potential therapeutic uses.

Veech RL, Chance B, Kashiwaya Y, Lardy HA, Cahill GF Jr. Unit on Metabolic Control, LMMB/NIAAA, Rockville, Maryland, USA IUBMB Life. 2001 Apr; 51(4):241-7

La chetosi, caratterizzata dall’aumento nel sangue di D-beta-idrossibutirrato e acetoacetato (chetoni o corpi chetonici), è il principale meccanismo chiamato in causa per la sopravvivenza dell’uomo a digiuno, in quanto i chetoni rappresentano substrati energetici cerebrali alternativi al glucosio e proteggono i muscoli dalla degradazione necessaria per la sintesi di glucosio.
Sorprendentemente il D-beta-idrossibutirrato rappresenta anche una più efficiente risorsa di energia per il cervello, per unità di ossigeno; inoltre ha mostrato la capacità di ridurre il tasso di morte neuronale in colture di cellule in degenerazione (modelli biologici di Alzheimer o malattia di Parkinson).
Questo supporta l’ipotesi che esistano patologie neurologiche, genetiche o acquisite che possano beneficiare della chetosi.
Altri benefici effetti della chetosi includono una maggiore capacità di idrolizzare ATP e questo potrebbe essere utile nell’epilessia e negli insulti ischemici.
L’abilità del D-beta-idrossibutirrato di ossidare il coenzima Q e ridurre il NADP+ può anche essere utile nel danno da radicali liberi.

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4) Ketoacids? Good medicine?

Cahill GF Jr, Veech RL. Unit on Metabolic Control, LMMB/NIAAA, Rockville, Maryland, USA Trans Am Clin Climatol Assoc. 2003; 114: 149-61

Il D-beta-idrossibutirrato, il principale corpo chetonico prodotto da un organismo a digiuno, sostituisce il glucosio come carburante principale per il cervello, riducendo la sintesi di glucosio dal fegato e dal rene e permettendo, in tal modo il risparmio dei precursori, gli aminoacidi di origine muscolare.
In questo modo un uomo di 70 chili sopravvive al digiuno per due-tre mesi, invece di alcune settimane, mentre un uomo obeso può sopravvivere molti mesi.
Senza questo meccanismo metabolico adattativo l’Homo Sapiens non avrebbe potuto sviluppare una massa cerebrale così abbondante.
Studi recenti hanno dimostrato che il D-beta-idrossibutirrato non è un semplice carburante, ma un supercarburante, dotato di maggiore efficienza nel produrre ATP rispetto al glucosio e agli acidi grassi.
Inoltre si è dimostrato in studi recenti su colture cellulari, la capacità di questo chetone di proteggere le cellule dall’esposizione a tossine associate allo sviluppo di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

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5) D-beta-hydroxybutyrate rescues mitochondrial respiration and mitigates features of Parkinson disease.

Tieu K, Perier C, Caspersen C, Teismann P, Wu DC, Yan SD, Naini A, Vila M, Jackson-Lewis V, Ramasamy R, Przedborski S.
Department of Neurology, Columbia University, New York, New York, USA.
J Clin Invest. 2003 Sep; 112(6): 892-901.

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla perdita di neuroni dopaminergici nigrostriatali.
L’MPTP è una neurotossina che causa un danno simile a quello che si verifica nella malattia.
In questo studio si è dimostrato che l’infusione di beta-idrossibutirrato nei topi conferisce una parziale protezione rispetto al danno dopaminergico prodotto dalla tossina.
Questo corpo chetonico, utilizzato anche per la terapia dell’epilessia e capace di attraversare la barriera ematoencefalica, potrebbe rappresentare una nuova terapia neuroprotettiva per la malattia di Parkinson.

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6) Effects of beta-hydroxybutyrate on cognition in memory-impaired adults.

Reger MA, Henderson ST, Hale C, Cholerton B, Baker LD, Watson GS, Hyde K, Chapman D, Craft S.
Neurobiol Aging. 2004 Mar;25(3):311-4.

Il glucosio è il principale substrato energetico cerebrale; nella malattia di Alzheimer si sviluppa una minore capacità di utilizzare questo metabolita per i processi energetici.
Evidenze neurobiologiche suggeriscono la possibilità che i corpi chetonici rappresentino un substrato energetico alternativo al glucosio.
L'aumento dei chetoacidi circolanti (digiuno o incremento dell'assunzione di grassi) sembra migliorare le funzioni cognitive di adulti con deficit di memoria.

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7) AdnKronos: Digiuno una volta al mese 'scudo' per il cuore

Digiunare una volta al mese come i mormoni potrebbe proteggere il cuore, riducendo anche del 45% il rischio di problemi alle coronarie.
A riabilitare l'astinenza periodica dal cibo come un possibile 'scudo' per le arterie è uno studio Usa, presentato a Orlando al meeting 2007 dell'American Heart Association.
La ricerca - condotta dall'equipe di Benjamin D. Horne dell'Intermountain Medical Center e dell'University of Utah di Salt Lake City - ha analizzato la salute cardiovascolare dei fedeli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno (appunto i mormoni), che già dagli anni '70 sono noti per avere il cuore più 'invulnerabile' di tutti gli States.
Una delle ragioni è che la loro religione vieta il fumo, ma gli scienziati hanno deciso di capire se oltre a ciò ci fosse dell'altro.
Horne e colleghi sono partiti esaminando i dati registrati dall'Intermountain Heart Collaborative Study, relativi a 4.629 uomini e donne di età media 64 anni sottoposti ad angiografia coronarica fra il 1994 e il 2002.
Come atteso, fra i mormoni l'incidenza di malattia coronarica era più bassa (61% contro 66%), e la differenza restava valida anche quando il confronto veniva fatto soltanto con i non mormoni senza il 'vizio' della sigaretta.
Nella seconda parte della ricerca, gli studiosi hanno indagato sulle abitudini di 515 pazienti, età media 64, sottoposti ad angiografia coronarica tra il 2004 e il 2006.
In particolare, hanno chiesto loro se praticavano forme di rinuncia simili a quelle seguite dai mormoni: per esempio il digiuno o il 'bando' a tabacco, alcolici, tè e caffè.
Ebbene, chi digiunava aveva un rischio di malattia coronarica del 59% contro il 67% degli altri.
"Il digiuno è risultato il maggior predittore di ridotto rischio cardiaco nel gruppo esaminato - dice Horne - anche in quell'8% che rinunciava ogni tanto al cibo pur senza essere mormone".
L'abstract dello studio termina affermando che "In conclusione, non solo la prescrizione del tabacco, ma anche piccoli digiuni periodici sono associati a minor rischio di malattie delle arterie coronarie".

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